martedì 23 settembre 2008

Le bugie del Codice da Vinci...e ciò che c’è dietro questo romanzo

Le bugie del Codice da Vinci...e ciò che c’è dietro questo romanzo
di Corrado Gnerre

La trama del Romanzo

Jacques Saunière, anziano studioso del culto pagano della Dea Madre e del sacro femminino e curatore del Louvre, viene assassinato in una delle sale del museo da un “monaco” appartenente all’Opus Dei.
Prima di morire, Saunière lascia degli indizi per comunicare un grande segreto.
Per decifrare questi indizi, la polizia parigina convoca il professor Langdon, docente dell’Università di Harvard, che in quei giorni si trova a Parigi.
Intanto arriva sul posto del delitto anche l’agente di polizia Sophie Neveu, nipote dello stesso Saunière, che capisce che gli indizi lasciati dal nonno sono rivolti a lei.
La giovane, insieme al professor Langdon (che intanto è sospettato dalla polizia di essere l’omicida di Saunière), inizia un percorso d’indagini in cui sarà svelato un grande segreto.
I due riescono a decifrare due indizi lasciati dalla vittima. La frase “O, draconian devil! Oh, lame saint!”, che è l’anagramma di “Leonardo da Vinci! The Mona Lisa!”; e anche le iniziali “PS”, che stanno per “Priorato di Sion”, associazione segreta di cui Saunière era Gran Maestro.
Questo Priorato di Sion sarebbe una setta antichissima nata per custodire un grande segreto. Ad essa sarebbero appartenuti importanti personaggi. Tra questi, Leonardo da Vinci, che ne sarebbe stato Gran maestro tra il 1510 e il 1519.
Il Priorato avrebbe sempre avuto una venerazione pagana per il culto del principio femminile.

Il grande segreto custodito è:

1. L’imperatore Costantino (280-337) volle definitivamente distruggere la religione pagana del femminino sacro e, per fare questo, “inventò” la divinità di Gesù, fece occultare i veri vangeli (quelli gnostici) e promosse solo i vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni (cioé i vangeli canonici) perché questi presenterebbero un Gesù poco umano.

2. Gesù non era Dio, ma un semplice predicatore che addirittura si sposò con Maria Maddalena, da cui ebbe anche dei figli (la stirpe del sang rèal, del sangue reale).

3. Gesù indicò la stessa Maria Maddalena come capo della sua chiesa (priorità del principio femminile).

4. Questa “successione femminile” non fu però accettata dagli apostoli che, per impadronirsi della chiesa, decisero di far fuori Maria Maddalena che fu costretta a fuggire.

5. La discendenza di Gesù si stanziò in Francia dando origine nel V secolo alla dinastia dei Merovingi.

6. Questo grande segreto è custodito dal Priorato di Sion e da tutti i suoi Gran Maestri, fra cui l’assassinato Saunière.

Il Romanzo dice che la Chiesa cattolica, per evitare che questo segreto fosse svelato, non ha esitato nel corso dei secoli a commissionare omicidi. Questo accadrebbe ancora ai nostri giorni anche grazie ad alcune organizzazioni ecclesiali, come l’Opus Dei esplicitamente citata nel Romanzo.

Il tassello che fa cadere tutti gli altri: la datazione dei Vangeli canonici

Dan Brown, per la costruzione del suo romanzo, si richiama ad una teoria, che però è falsa. La teoria è questa: i vangeli cosiddetti “gnostici” ed “eretici” sarebbero i “veri” vangeli, mentre quelli cosiddetti “canonici” (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) la Chiesa li avrebbe successivamente ufficializzati proprio perché non parlerebbero della vera vita di Gesù.

Attenzione: questa convinzione avrebbe una sua logica se davvero i vangeli gnostici ed eretici fossero contemporanei a quelli canonici. Se così fosse, effettivamente sarebbe difficile poter dire quali vangeli dicano davvero la verità.
Dan Brown, però, nasconde un fatto ormai indiscutibile e cioé che i vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) sono non solo molto anteriori ai vangeli gnostici ed eretici (che partono dal II secolo inoltrato per arrivare fino al IX), ma anche molto vicini alla vita di Gesù.

Schematizziamo in maniera tale che il lettore possa capire meglio.

Primo: fino a qualche decennio fa gli studiosi erano concordi nel ritenere che i vangeli canonici fossero databili tra gli anni 70 e 90, il che vuol dire che sarebbero stati scritti in un periodo che va dai 35 ai 55 anni dopo la vita di Gesù, cioé in un periodo in cui erano ancora in vita i testimoni oculari dei fatti.

Secondo: recenti studi hanno ulteriormente abbassato la datazione dei vangeli canonici.

Terzo: nel campo linguistico si è dimostrato che i testi in greco dei vangeli canonici che noi possediamo sono la traduzione di testi più antichi scritti in ebraico e in aramaico, ovvero la lingua parlata da Gesù. La dimostrazione verte sulla costruzione di alcune frasi e sull’uso di alcune parole ebraiche che non esistono in greco come “amen”, “alleluja”, ecc. e sulla costruzione del periodo. Ora –riflettiamo- se la prima redazione è in aramaico, vuol dire che i vangeli canonici sono stati scritti in un periodo in cui l’aramaico aveva ancora un valore, ovvero il periodo dei primissimi anni della Chiesa. Infatti, le comunità cristiane degli anni più lontani dalla vita di Gesù utilizzeranno la lingua greca.

Quarto: risultati utilissimi sono emersi anche nel campo papirologico. La Provvidenza ha donato delle scoperte di frammenti di papiri antichissimi dei vangeli canonici, databili a pochi anni dalla morte e Resurrezione di Gesù: il 7Q5, ritrovato a Qumran; e il P64, conservato nel Magdalen College di Oxford. Diciamo qualcosa sul 7Q5. A Qumran, una località sul Mar Morto, esisteva una comunità di monaci esseni. Tra il 66 e il 68 questi monaci fuggirono da Qumran dopo che gli eserciti romani, al comando prima di Vespasiano e poi di Tito, assediarono Gerusalemme. Questi monaci prima di fuggire decisero di nascondere la loro biblioteca in alcune grotte vicine, con la speranza di tornare al più presto e riprendere i testi. Nel 1947 (quasi 1900 anni dopo!) la Provvidenza volle che un pastore arabo, inseguendo una pecora che si era smarrita (immagine molto evangelica!), entrò in una di quelle grotte e scoprì un vaso pieno di manoscritti antichi. Dette la notizia e molti studiosi si catapultarono a Qumran. Un frammento trovato nella grotta numero 7 e catalogato con il numero 5 (perciò 7Q5, “Q” sta per “Qumran”) ha riservato una grande sorpresa. Nel 1972 un celebre papirologo spagnolo, il gesuita padre José O’Callaghan, scoprì che questo frammento è di un testo del Nuovo Testamento, precisamente si tratta dei versetti 52-53 del capitolo VI del Vangelo di Marco. L’identificazione di padre O’Callaghan è stata confermata dal computer con il potente programma Ibykus contenente tutta la letteratura greca antica. Dunque, certamente il frammento è stato scritto prima del 66-68, cioé quando fu nascosto dai monaci esseni che avevano deciso di fuggire; ma l’esame della scrittura ci dice che è addirittura anteriore agli anni 50, cioé quando lo stile cosiddetto “ornato erodiano”, con cui è scritto, non venne più utilizzato. A questo poi si aggiunge che il 7Q5 è una traduzione greca dall’aramaico. Pertanto la prima redazione del Vangelo di Marco fu scritta ben prima del 50, forse ad appena 5-8 anni dalla vita di Gesù!

Facciamo questo esempio: se scrivessi di Mario Rossi che è morto venti anni fa, non potrei permettermi di alterare la verità storica, perché sarebbero ancora in vita coloro che lo hanno conosciuto. E costoro potrebbero benissimo contestarmi ciò che scrivo. Ma se scrivessi di un Mario Rossi vissuto due secoli fa, potrei dire tutto ciò che vorrei, perché nessuno ormai mi potrebbe contestare ciò che scrivo sulla base della testimonianza.

Altro esempio: non bisogna essere storici di professione per sapere che dovendo fare una ricerca su un personaggio, devono essere ricercati documenti quanto più vicini alla sua vita. Se non si trovano documenti vicini, si possono eventualmente utilizzare documenti più lontani, ma con l’onestà intellettuale di dire che c’è un buco tra la vita del personaggio e i documenti trovati. Ma se si trovano documenti vicini e documenti posteriori, non si possono scartare i primi per privilegiare unicamente i secondi. Così non si farebbe storia, ma fantasia!
Ebbene, per conoscere Gesù bisogna rifarsi ai vangeli canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni), per un motivo molto semplice: perché questi sono i più vicini alla sua vita!
La datazione dei vangeli canonici e il sapere che quelli gnostici ed eretici sono molto posteriori sono argomenti che da soli basterebbero a smontare tutto il romanzo del Codice da Vinci. E’ un pò come far cadere il primo tassello di un domino; fatto cadere questo, cadono inevitabilmente tutti gli altri.
Ma –chiediamoci- come mai la figura di Gesù sarebbe stata così alterata nei secoli successivi dai vangeli gnostici ed eretici? Qui possiamo e dobbiamo rispondere coinvolgendo la Fede. Il santo è il capolavoro di Dio e se si vuole colpire l’Artista va imbrattata l’opera d’arte. Allo stesso modo il diavolo ha sempre cercato di rovinare le meraviglie della santità: quale santo non è stato calunniato? Ma se il diavolo cerca di calunniare il santo, a maggior ragione ha sempre tentato di calunniare Colui che è il Santo dei Santi, cioé Gesù.

Ricapitolando: i fatti dimostrano che il Cristianesimo è storico ed è storico il legame di Cristo con la Sua Chiesa, che è quella apostolica, cattolica e romana. La Chiesa, cioé, che da sempre ha avuto l’autorità di giudicare le Scritture.
Insomma, più di dilungarsi nel confutare tutte le sciocchezze presenti nel Codice da Vinci, va ricordato e ribadito che ciò che afferma la Chiesa cattolica è ciò che affermano i vangeli canonici e che questi sono stati scritti da chi ha conosciuto Gesù e ha convissuto con Lui!
Se si vuole, ci si potrebbe fermare qui e non andare più oltre.
Se il lettore ha capito bene e ha conservato nella sua memoria, già l’utilizzazione di questo argomento basta a smontare tutto il romanzo.
Se poi si vogliono più argomenti per contrastare questo romanzo, ecco qualcosa in merito alle singole bugie in esso contenute. Attenzione: per ogni “bugia” si sarebbe potuto dire molto di più, ma questo opuscolo vuole essere solo uno strumento di rapidissima lettura.

Prima bugia
Maria Maddalena sposa di Gesù

Nel Codice da Vinci si dice che Gesù “doveva” essere sposato, perché la cultura del tempo disapprovava il celibato.
Ciò è falso e viene da chiedersi come mai un docente universitario (Dan Brown) possa dire una simile sciocchezza.

Come sempre schematizziamo per facilitare la comprensione:

Primo: basterebbe ricordare la già citata Comunità degli Esseni a Qumran. Plinio il Vecchio e Giuseppe Flavio attestano che quei monaci (che non erano cristiani ma di fede giudaica) vivevano nella castità completa.

Secondo: lo stesso Giovanni Battista viene presentato dalle fonti come una sorta di eremita, che viveva da solo e nessuna di queste fonti ci dice che il suo vivere da solo fosse, per questo, malvisto.

Terzo: prendiamo delle parole di Gesù dal Vangelo di Matteo (19,12):“Ci sono eunuchi che così sono nati dal ventre della madre; ci sono eunuchi resi tali per mano umana; e ci sono eunuchi che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca.” Qui Gesù dice a chiare lettere che per dedicarsi alle cose di Dio bisogna vivere casti. Si potrebbe obiettare: ma è un vangelo canonico. Non vuol dire nulla, perché, secondo Dan Brown, i vangeli canonici non sarebbero di per sé falsi piuttosto sarebbero inutili perché eviterebbero di dire molte cose.

Quarto: dire che Gesù doveva essere sposato perché altrimenti sarebbe andato contro le consuetudine finisce con l’essere proprio una contraddizione per chi afferma che si sarebbe sposato con Maria Maddalena. Sposarsi a trent’anni, quando conobbe la Maddalena, è fuori da tutte le consuetudini ebraiche, ove invece l’uomo si sposava tra i diciotto e i venti anni. José Antonio Ullate Fabo nel suo libro Contro il Codice da Vinci (Sperling & Kupfer Editori, 205, pp.91-92) scrive: “Che senso avrebbe che Gesù fosse arrivato celibe a trent’anni e si fosse sposato solo allora? Se davvero il celibato fosse stato uno scandalo insopportabile per gli ebrei, come sostengono i sapienti personaggi di Brown, quando Gesù fosse arrivato all’età giusta per prendere moglie san Giuseppe e la Vergine gli avrebbero trovato una ragazza di Nazaret, e si sarebbe sposato con lei prima dei diciotto anni, per esempio. La cosa assurda è voler vedere ‘sensato’ il matrimonio con Maria Maddalena quando è la cosa più inverosimile.”

Seconda bugia
Costantino avrebbe inventato la divinità di Cristo

Dan Brown dice che Costantino (280-337) avrebbe voluto la divinizzazione di Gesù per legittimare ancor più il Cristianesimo e farne la religione dell’Impero per rafforzare l’Impero stesso. Costantino per “divinizzare” Gesù avrebbe utilizzato il Concilio di Nicea (325), dove –dice Brown- si raggiunse questa decisione grazie ad un solo voto di maggioranza.

Primo: non fu Costantino a fare del Cristianesimo la religione ufficiale dell’Impero, ma Teodosio con il famoso Editto di Tessalonica del 380.

Secondo: le fonti ci dicono che i vescovi che parteciparono al Concilio di Nicea furono tra i 250 e i 318...e altro che maggioranza di un voto! A votare contro la definizione della consustanzialità (cioé il Figlio è Dio come il Padre) furono solo due vescovi: Teone di Marmarica e Secondo di Tolemaide (cfr.A.TORNIELLI, Processo al Codice da Vinci, Milano, 2006, p.125).

Terzo: nel Concilio di Nicea si discusse sì della divinità di Cristo ma non perché questa costituisse una novità, bensì perché questa convinzione era minacciata dalla diffusissima eresia ariana che negava appunto il Mistero dell’Incarnazione. La fede nella divinità di Gesù era pienamente presente e diffusa sin dall’inizio.

Quarto: i vangeli canonici (che abbiamo visto essere stati scritti immediatamente dopo la vita di Gesù) lo attestano chiaramente. Oltre al classico esempio del prologo di San Giovanni: “In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio...”, ci sono tante altre espressioni in cui Gesù si fa uguale al Padre, per esempio: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Giovanni 10,30). Obiezione: ma come mai nei Vangeli abbiamo anche dichiarazioni in cui Gesù si fa inferiore al Padre? La risposta è semplice. Quando a Gesù chiedono qualcosa riguardante il suo essere, risponde come Verbo facendosi uguale al Padre; quando invece chiedono qualcosa sulla sua missione, non risponde solamente come Verbo ma come Verbo incarnato; e Il Verbo incarnato non è coeterno al Padre, ma ha avuto inizio nella storia: nel grembo della Vergine Maria!

Terza bugia
Costantino avrebbe occultato i “veri” vangeli

Altra bugia di Dan Brown: Costantino, sempre con il Concilio di Nicea, avrebbe deciso l’occultamento dei vangeli gnostici e ufficializzato quelli che oggi vengono chiamati canonici (Matteo, Marco, Luca e Giovanni).
Anche in questo caso Dan Brown prende (o vuole prendere) una cantonata.

Primo: le fonti ci dicono che il Concilio di Nicea non si è occupato del canone delle Scritture.

Secondo: già nella metà del II secolo il canone delle Scritture del Nuovo Testamento in vigore era pressoché uguale a quello definitivo. Ricordiamo che nella seconda metà del II secolo mancavano ancora 150 anni all’impero di Costantino!

Terzo: Dan Brown dimostra di non conoscere il cosiddetto Frammento muratoriano, chiamato così perché prende il nome da Ludovico Antonio Muratori che nel 1740 scoprì questo documento che risale all’VIII secolo e dove si parla di Pio (è Pio I), vescovo di Roma morto nel 157 e anche dell’esistenza dei quattro vangeli di Marco, Luca, Matteo e Giovanni, degli Atti degli Apostoli attribuiti a Luca e delle tredici Lettere di Paolo. Dove però il Frammento è interessante è quando elenca alcuni criteri di selezione per i testi canonici. Primo tra tutti l’antichità (cioé devono essere il più possibile vicini ai fatti narrati). Con questo criterio tutta la produzione gnostica ed eretica va a carte quarantotto!

Quarto: non c’è solo il Frammento muratoriano. Nella sua Storia ecclesiastica, che Eusebio di Cesarea scrisse nel 325, è scritto che nel II secolo (quindi molto prima di Costrantino!) nelle Chiese d’Oriente le Scritture lette erano: i quattro Vangeli canonici, gli Atti degli Apostoli, le Lettere di Paolo, le prime Lettere di Pietro e di Giovanni...e anche alcuni scritti che non saranno poi inclusi nel canone definitivo. Ma tra questi ultimi non compaiono affatto i vangeli gnostici ed eretici!

Quarta bugia
l’antichità e la storicità del Priorato di Sion

Dan Brown dice che per difendere il segreto della vera vita di Gesù e la sua discendenza, nel corso della storia sarebbe nata una misteriosa organizzazione: Il Priorato di Sion. La nascita risalirebbe –sempre secondo Dan Brown- nientedimeno che al 1099 con il re crociato Goffredo di Buglione. Al Priorato sarebbero stati collegati i Templari e successivamente anche la Massoneria. Molti uomini illustri sarebbero stati Gran Maestri di questa associazione segreta. Fra questi Leonardo da Vinci, che ne sarebbe stato a capo tra il 1510 e il 1519. Questo Priorato di Sion sopravviverebbe ancora oggi e sopravviverebbero anche i discendenti di Gesù in famiglie aventi soprattutto i cognomi Plantard e Saint Clair.

Primo: il Priorato di Sion, come sigla, non è comparso in pieno medioevo (nel 1099) per poi rimanere per tanti secoli nascosto, ma è comparso nel 1956: dunque “solo” (si fa per dire!) 900 anni più tardi!

Secondo: non fu fondato da Guglielmo di Buglione, ma da un Plantard, precisamente da Pierre Athanase Plantard (1920-200), un personaggio tutt’altro che di nobili imprese come Goffredo di Buglione. Pierre Athanase Plantard fu prima sostenitore del governo collaborazionista di Vichy e ammiratore di Adolf Hitler; poi, tra il 1956 e il 1957, dovette scontare dodici mesi di carcere perché accusato di corruzione di minorenni, tant’è che la moglie volle divorziare da lui.

Quinta bugia
Un codice segreto nelle opere di Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci, Gran Maestro del Priorato di Sion, avrebbe nelle sue opere lasciato indizi di questa sua appartenenza. E’ vero? Assolutamente no.

Primo: Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo da Vinci Society, ha dichiarato “assurda” l’idea che nelle opere leonardiane vi sia un codice segreto.

Secondo: le inesattezze di Dan Brown sulle opere leonardiane sono tali che parlare di una sua così grande conoscenza da esser capace di individuare o di avvalorare un codice segreto è quanto mai fuori posto. Sentite questa: Dan Brown nel suo romanzo dice che il quadro di Leonardo La Vergine delle rocce è alto un metro e mezzo, quando invece è più di due metri! In un suo articolo Rino Cammilleri (Il Timone, n.39) cita Cynthia Grenier che sul Weekly Standard dell 22.9.2003 ha scritto su Dan Brown: “Per favore, qualcuno fornisca a quest’uomo e ai suoi editori le lezioni di base sulla storia del cristianesimo e una cartina geografica.” E Peter Millar, sul Times del 23.6.2003: “Questo libro è, senza dubbio, il più stupido, inesatto, poco informato, stereotipato, scombinato e popolaresco esempio di ‘pulp fiction’ che io abbia mai letto.”

Terzo: una considerazione che non ci sembra peregrina, ma che nessuno ha fatto. Dan Brown dice che nell’Ultima Cena di Santa Maria delle Grazie, colui (anzi colei) che sta a fianco non sarebbe Giovanni ma la Maddalena, ciò perché il personaggio ha un volto troppo femminile. La risposta sta nel fatto che Giovanni era il discepolo giovane, che aveva conosciuto Gesù direttamente e non come gli altri che avevano “vissuto” e alcuni erano anche sposati. Ma poi (ecco la considerazione): se fosse realmente la Maddalena, perché in questo affresco i personaggi sono tredici e non quattordici? Se a fianco a Gesù fosse la Maddalena, sarebbero dovuti essere in quattordici!

Sesta bugia
la veridicità di fantasiosi documenti

In una pagina (precisamente la 9 dell’edizione italiana, che poi –guarda un pò- nelle successive ristampe è stata modificata) si afferma che tutta la storia sarebbe confermata da documenti inoppugnabili, documenti che sarebbero stati ritrovati nel 1975 nella Biblioteca Nazionale di Parigi.

Primo: i documenti sono stati sì ritrovati, ma –come ampiamente dimostrato per ammissione degli stessi interessati- questi documenti sono stati “ritrovati” proprio dalle persone che li avevano nascosti nella stessa Biblioteca.

Secondo: è certissimo –come conferma il noto studioso Massimo Introvigne- che non si tratta di documenti antichi ma di falsi moderni.

Che cosa davvero vuol dirci Il Codice da Vinci?

Accanto alle bugie nel Codice da Vinci ci sono delle verità?
Più che verità, si può dire che questo romanzo mette in evidenza alcune verità nascoste, che pochi dicono...ma che sono verità.
Certamente il romanzo, e più ancora il film, sono una grande e riuscitissima operazione commerciale, ma –a nostro parere- non sono solamente questo.
Il racconto, così come è costruito, giocando in maniera molto ambigua sull’elemento né del falso né del vero ma del “verosimile” si rende funzionale ad un progetto. Un progetto che si esprime a sua volta funzionale al radicamento e al trionfo di una mentalità ben precisa.
Per semplificare si può utilizzare questo esempio: s’immaginino due fiumi che scorrono per affluire e dare acqua ad un grande lago. I fiumi sono due “correnti” che insieme si rendono funzionali al raggiungimento di una mèta ben precisa, che è il trionfo di quella mentalità a cui abbiamo alluso prima.

I due fiumi:
il relativismo e il sincretismo

I due fiumi sono il relativismo e il sincretismo.

Il relativismo è la convinzione che la verità debba ridursi ad opinione: non possono esistere verità assolute, ma tutto è relativo e discutibile.

Il sincretismo è la convinzione che le religioni possano o debbano fondersi. Oggi è molto diffusa la religione fai-da-te: mi piace qualcosa del Cristianesimo, me lo prendo; mi piace qualcosa del Buddismo, me lo prendo; mi piace qualcosa del Taoismo, me lo prendo; ecc...poi si mescola il tutto e viene fuori una religione a proprio gusto.

Con il relativismo e il sincretismo il Cristianesimo si nullifica. Che ne rimane della frase di Gesù: Io sono la via, la verità, la vita? Con il relativismo Gesù non è più la verità, ma una verità; e con il sincretismo non è più la via e la vita, ma una via e una vita.
Il Codice da Vinci cerca di ridurre il Cristianesimo da “fatto” a “mito”, attaccando i suoi fondamenti storici. Ma se il Cristianesimo diviene mito e Gesù un personaggio mitico, allora se ne annulla qualsiasi pretesa totalizzante e assoluta.

Il grande lago:
il trionfo della gnosi

Abbiamo visto come il Gesù di Dan Brown non è il Dio incarnato ma una sorta di predicatore, di capo-popolo, che però aveva un’idea ben precisa. L’idea era quella di voler restaurare, anche in Palestina (la terra del monoteismo per eccellenza) l’antico culto del femminino sacro, legato a sua volta al culto della Grande Dea. Dunque, un Gesù non cristiano ma paradossalmente pagano.
Ebbene, questa esaltazione del paganesimo è perfettamente coerente con la mentalità gnostica.
Per chi non lo sapesse già, con il termine Gnosi s’intendono tutte quelle credenze pseudo-religiose che ritengono che l’uomo possa raggiungere la salvezza attraverso la conoscenza (gnosis, infatti, vuol dire “conoscenza”).
La Gnosi (che preesisteva al Cristianesimo e che poi ha cercato di contaminarlo) crede in un divino impersonale (chiamato pleròma o plèroma a secondo dell’accentuazione latina o greca). Da questo divino impersonale sarebbero venute fuori delle “scintille” spirituali, che poi sarebbero state “imprigionate” nella materialità (cioé nei corpi) da un dio inferiore, una sorta di demiurgo cattivo.
Stando così le cose, per la Gnosi l’uomo avrebbe una componente divina (il suo spirito), ma questa componente divina sarebbe purtroppo “imprigionata” in un corpo. Concezione, questa, diametralmente diversa da quella cristiana che invece concepisce l’uomo come sintesi di spirito e corpo.
Ma per la Gnosi chi sarebbe questo demiurgo cattivo? Il Dio tradizionale e personale. E, per quanto riguarda il Cristianesimo, sarebbe Colui che viene chiamato Dio Padre!
La Gnosi, dunque, dice all’uomo che non solo non è inferiore a Dio, ma che lui stesso è Dio; e perché questo si realizzi pienamente, l’uomo deve quanto prima spogliarsi della sua individualità e corporeità.
A questa conoscenza specialissima (convincersi di essere Dio nel proprio spirito) possono aspirare in pochi (ecco perché la Gnosi è il comune denominatore di molte sette esoteriche) ma questa conoscenza, e solo questa, permetterebbe la vera salvezza.
Ora –è chiaro- questa pretesa gnostica va di pari passo con la mentalità moderna e postmoderna che esigono che l’uomo trovi solo in se stesso la risposta e il senso della sua vita; che esigono che l’uomo non si assoggetti a nessuna autorità (Dio), ma che faccia di se stesso e della sua coscienza l’unico criterio di giudizio.
Ma torniamo al Gesù di Dan Brown. Egli non è il Dio incarnato ma si presenta molto vicino al Gesù così come lo ha pensato e lo pensa la Gnosi, cioé un uomo specialissimo che è riuscito ad arrivare alla “vera conoscenza”, cioé al fatto che l’uomo è Dio.
Il “sang réal”, di cui parla il romanzo, non è altro che la “vera conoscenza” che deve trasmettersi in coloro che credono in questo vero Gesù, così come il sangue si trasmette di generazione in generazione.

CONCLUSIONE

Che dire? Che ancora una volta viene tradita quella sofferenza grandissima e specialissima che il Signore Gesù ha offerto per tutti noi. Viene tradita perchè se ne stravolge il significato, ma soprattutto perché se ne respinge il senso meraviglioso.
Qual é questo senso meraviglioso? E’ un Dio che si è fatto uomo per accompagnare l’uomo nell’avventura del suo esistere, redimerlo dal più grande problema (che è il peccato!) e condurlo alla Salvezza. E’ un Dio che si è fatto vittima per indicare all’uomo la strada dell’amore...è un Dio che ha teso e tende le sue braccia per rialzarci e sostenerci.
Il tradimento è ancora quello di sempre: rifiutare quella Compagnia, quel Sangue, quella Sofferenza, quelle Braccia...per illudersi di fare di se stesso il proprio Salvatore!



L’opuscolo

Le bugie del Codice da Vinci di Corrado Gnerre

si può richiedere agli

Studi apologetici Joseph obbedientissimus
via G.Gentile, 6
82100 BENEVENTO

e-mail: studiapologetici_jo@virgilio.it

tel: 349.5498571






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